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OLTRE 1000 KM

di fiumi da esplorare

L'Appennino Tosco Romagnolo è custode di numerosi corsi d'acqua che, dalla sorgente, disegnano linee blu sulla terra, rispecchiando il cielo e i volti di chi si immerge nelle loro acque fresche. 
 
  Per iniziare siamo partiti da quelli che ci hanno visto crescere tra tuffi e bagni rigeneranti, che hanno abituato i nostri piedi a camminare scalzi sui sassi e ci hanno insegnato ad essere come loro: mai immobili, mai fermi.

I fiumi del cuore

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2 amici, chilometri e chilometri di sponde e tantissima voglia di scoprire i loro segreti. Dalle pozze in cui nuotare, tuffarsi e riscaldarsi al sole, agli angoli più tranquilli, dove ascoltare la voce dell'acqua e lasciare andare i pensieri, dalle rive all'ombra del bosco dove incrociare gli sguardi della natura selvaggia e dei suoi abitanti, alle spiagge piane dove bivaccare e godersi le stelle.

Per cominciare volevamo partire da quello più lungo della Romagna, il fiume Savio ma poi siamo stati chiamati dal Marecchia, che abbiamo attraversato dalla sorgente alla foce. E pian piano li esploreremo tutti: il fiume Montone, il Ronco-Bidente, il Senio, il Lamone e il Santerno, il fiume Uso e il Rubicone e, per finire, il fiume Conca.

 

Ma non solo, ci sono anche tanti torrenti, qualche rio e piccoli laghi ad aspettarci, che impreziosiscono e rendono ancora più entusiasmante il nostro cammino! E state tranquilli che non ce li faremo mancare!  

Una volta percorsi e raccontati questi, chissà, forse l'acqua ci condurrà anche oltre i confini romagnoli... Se viaggiate insieme a noi, lo scoprirete! 

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E in questo momento, in cui stai leggendo, noi stiamo scrivendo, controllando cartine, stiamo fermando i ricordi in video e fotografie. E nuotiamo, scopriamo i segreti dei fiumi e incontriamo chi abita lungo le rive.

Per dare loro vita e raccontarli.

Perché ogni fiume è una storia.

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FIUME MARECCHIA

70 Km

Il Marecchia è un fiume timido, ma molto saggio. La sua sorgente, quasi impercettibile, riposa al milleduecentosessantreesimo metro del Monte Zucca, tra le rocce dell’Alpe della Luna che disegnano i confini tra Romagna e Toscana.

 

Scorre silenzioso, con un unico obiettivo: il mare. Ma prima di arrivarci si trasforma in tanti fiumi, diversi tra loro. Incontra terre di signorie, rivive battaglie Malatestiane, conserva ricordi di condottieri e fanciulli, avverte l’amore dei contadini.

 

Ariminus è il suo primo nome, ispirazione per coloro che hanno scelto come chiamare la città in cui, adagio, si scioglie nell’acqua salata.

Appena nato è sottile, veloce, schivo. Non si lascia scoprire facilmente: arrotolato tra filo spinato e rovi il suo corso è un serpente dalla pelle verde smeraldo che si insinua tra sassi che sembrano quadri. O galassie lontane.

 

Dopo i primi chilometri si arrende alla roccia che, stanca di nasconderlo, si apre diventando una valle. E lì il suo letto si estende, beato, saltando prima da qualche cascata. I sassi bianchi diventano gialli, oro alla luce del sole.

 

Accarezza colline, campagne e osserva pacato le rocce calcaree, picchi di pietre abbellite da torri e fortezze di cui ha origliato le storie.

Ha un sestetto di amici fidati, Presale, Senatello, Mavone, Mazzocco, Ausa e San Marino, che non possono fare a meno di lui. Gentile li prende con sé e li conduce dolcemente alla fine, accompagnati dal vento e dall’odore di mare.  

Tra ginestre, tronchi di alberi secchi e polle lontane, asseta aironi, lucertole e rane.

 

La sua voce è lieve, e canta di acqua leggera che scivola tra ciottoli sempre più piccoli. Quasi non lo senti neppure e, verso la foce, i sentieri accanto a lui non te lo fanno neanche vedere. Però sai che è là: respira un pochino assopito ma sopravvive minuscolo anche al caldo più atroce.

 

Continua a scorrere fiero, tra le fronde di un bosco che diventa città e poi sabbia, e senza paura si getta nel mare, portando con sé i segreti di chi l’ha vissuto, di chi con le sue acque si è abbeverato e di chi, come noi, da vicino l’ha conosciuto

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FIUME SAVIO (il prossimo)

126 Km

Monte Fumaiolo, il padre. La roccia scura a 1.407 metri, la madre.

La sorgente del Fiume Savio ha avuto la fortuna di venire al mondo davanti a uno dei panorami più belli di Romagna: i giganti addormentati del Parco delle Foresti Casentinesi.  

Fratello del Fiume Tevere, che nasce 200 metri più in giù, il Fiume Savio scende veloce e sottile. Incrocia e si fa seguire dal Torrente Para (che poco prima si è mischiato alle acque dell'Alferello) e raggiunge Quarto, dove si riposa in quel lago che in alcuni angoli sembra l'Amazzonia. Arriva a destinazione a Lido di Savio, dove incontra la spiaggia e, gentile, abbraccia il mare.

Siamo fatti per lo più
di acqua. E come lei siamo destinati al movimento.